Immortalità digitale? Nel 390 a.C., Brenno pronunciò una frase destinata a restare nella storia: Vae Victis – guai ai vinti.
Oltre duemila anni dopo, Marco Aurelio Cutrufo ha creato la sua versione per l’era digitale: Vae Absentibus – guai agli assenti; un nuovo imperativo per l’era digitale: “Guai agli assenti, perché i morti non possono difendersi”. Ecco perché questo concetto cambia il modo di pensare alla nostra eredità online
Ma cosa significa davvero? E perché questo concetto è la chiave per capire il più inquietante paradosso del nostro tempo: l’immortalità digitale?
Chi è Marco Aurelio Cutrufo
Marco Aurelio Cutrufo è E-Reputation Manager certificato e fondatore di Workengo.it, dove si occupa di proteggere e valorizzare l’identità digitale e la web reputation di persone e aziende.
Esperto riconosciuto e docente universitario in personale, brand reputation e diritto all’oblio, ha creato il concetto di “Vae Absentibus” (guai agli assenti) – un nuovo imperativo per l’era digitale che affronta la vulnerabilità dell’identità online dopo la morte.

La sua missione è duplice: da un lato riabilita l’identità digitale di persone e aziende meritevoli vittime di contenuti dannosi, ingiusti o falsi; dall’altro supporta la trasformazione digitale serena, sicura e consapevole, rendendo accessibile a tutti il modo per essere protetti online. Per sempre.
Nel settembre 2025 ha presentato il suo innovativo approccio all’immortalità digitale sul palco del TEDxRovigo, portando al Teatro Sociale una riflessione che ha definito “inquietante ma necessaria” sulla Reputation Economy e sui pericoli delle “anime digitali”.
Il Paradosso dell’Immortalità digitale
Siamo la prima generazione nella storia umana che deve affrontare un problema inedito: cosa succede alla nostra identità quando moriamo, ma i nostri dati restano?
“Polvere siamo e polvere ritorneremo” – recita la Bibbia. Ma i tuoi post su Facebook? Le tue foto su Instagram? Le tue email? Le tue recensioni su Google? I tuoi dati sanitari? Le tue transazioni bancarie?
Quelli non tornano polvere. Quelli restano. Per sempre.
Questo è ciò che il Professor Cutrufo, definisce immortalità digitale: la persistenza della nostra identità online oltre la morte fisica.
Ed è qui che entra in gioco Vae Absentibus.
Perché “Guai agli Assenti”
Il concetto di Cutrufo si basa su una verità brutale: quando sei assente – morto – non puoi più difenderti.
Non puoi:
- Impedire che il tuo profilo venga hackerato
- Bloccare chi vuole manipolare la tua storia
- Dire “no, questo non lo farei mai”
- Proteggere i tuoi cari da truffe fatte usando il tuo nome
- Opporti alla commercializzazione dei tuoi dati
Sei assente. E nella Reputation Economy – dove il tuo valore dipende da come gli altri ti percepiscono digitalmente – l’assenza equivale alla vulnerabilità totale.
Vae Absentibus non è quindi un semplice motto. È il riconoscimento di un problema sistemico: abbiamo creato un mondo in cui l’identità sopravvive alla persona, ma senza alcuna protezione.

Facebook: Il Cimitero che cresce
Ogni giorno, 10.000 nuovi profili di persone decedute si aggiungono a Facebook.
Fai il calcolo: sono 3,6 milioni all’anno. Decine di milioni già presenti.
Facebook è il cimitero più grande del mondo. E a differenza dei cimiteri fisici, questo non ha custodi, non ha regole chiare, non ha rispetto per i morti.
È qui che Vae Absentibus diventa urgente. Perché questi profili non sono solo “memorie digitali”. Sono:
- Vettori di attacco: hacker che li usano per truffe
- Merce commerciale: aziende che vendono “resurrezioni virtuali”
- Terreno di manipolazione: chiunque può riscrivere la storia dell’assente
E l’assente? Non può fare nulla.
I Due volti dell’immortalità digitale
Cutrufo identifica due pericoli principali nel suo concetto di Vae Absentibus:
Il Pericolo dell’Hackeraggio
Senza qualcuno che li gestisce attivamente, i profili dei morti diventano armi. Cavalli di Troia digitali che:
- Mandano messaggi ai familiari chiedendo soldi
- Diffondono malware alle liste contatti
- Vengono usati per phishing e truffe e molto peggio
Il dolore dei vivi viene trasformato in opportunità criminale.
Il pericolo della commercializzazione
Ma il secondo pericolo è più sottile e forse più grave: la vendita delle “anime digitali”.
Aziende che promettono di “riportare in vita” i tuoi cari attraverso:
- Chatbot addestrati sui loro messaggi
- Ologrammi e Robot con le loro sembianze
- IA che simulano conversazioni
Suona come fantascienza? È già realtà. E sta creando una nuova categoria di consumatori: persone emotivamente dipendenti da simulazioni digitali dei loro defunti, incapaci di elaborare il lutto, manipolabili a vita e che perdono la sanità mentale.
Perché “Anima Digitale” è una Perversione
Cutrufo usa il termine “anima digitale” volutamente, in modo provocatorio.
“Sono credente”, spiega, “e per me l’anima ha un significato spirituale preciso. La uso per questo: per dire che non sono anime reali, ma perversioni della superbia umana“.
Un’anima digitale non è un ricordo. È un’illusione che:
- Blocca il lutto naturale – ti impedisce di accettare la perdita
- Crea dipendenza emotiva – diventi un consumatore fragile
- Corrompe la memoria – non distingui più i ricordi veri da quelli artificiali
- Riscrive la storia – l’IA può far dire al defunto cose mai dette
Chi controlla questa “anima”? Chi l’ha pagata? L’azienda? Un hacker? Nessuno, perché l’IA è imprevedibile?
E soprattutto: il defunto – l’assente – ha dato il consenso?
No. Perché è assente.
Il Significato profondo di Vae Absentibus
Il concetto creato da Cutrufo funziona su tre livelli:
Livello 1: Diagnostico
Identifica il problema: gli assenti non possono difendersi nell’era dell’immortalità digitale.
Livello 2: Etico
Pone una domanda morale: abbiamo il diritto di commercializzare, manipolare o riscrivere l’identità di chi non c’è più?.
Livello 3: Operativo
Lancia una chiamata all’azione: i vivi devono diventare custodi degli assenti. E devono preparare la propria eredità digitale prima di diventare essi stessi assenti.
Oltre la difesa: Il dovere di custodire
Vae Absentibus non riguarda solo i pericoli. Riguarda anche l’oblio.
“Chissà quanti ingranaggi della storia potremmo tramandare“, dice, “se solo sapessimo come farlo in modo sicuro“.
Ecco il significato più profondo di Vae Absentibus: non solo proteggere dagli attacchi, ma preservare dal vuoto.
Siamo testimoni con la responsabilità di:
- Depositare il presente – ciò che viviamo ora
- Proteggere il passato – la storia vera di chi non c’è più
- Illuminare il futuro – l’eredità per chi verrà
Il Gesto di Anemos: L’irripetibilità dell’anima
C’è un elemento filosofico centrale in Vae Absentibus: il riconoscimento che l’anima è irripetibile.
Anemos – in greco: soffio, vento, respiro, anima.
“Un soffio non si afferra: si crea. Ed è irripetibile“, spiega Marco Aurelio. “Nessuna tecnologia potrà mai replicare l’anima di una persona cara, perché essa dimora nel nostro cuore“.
Non in un server. Non in un algoritmo. Non in un ologramma.
Questo è il cuore del concetto: Vae Absentibus è anche difesa dell’unicità umana contro la pretesa tecnologica di poterla replicare.
Cosa Significa Praticamente
Il concetto del fondatore di Workengo Marco Aurelio si traduce in azioni concrete:
Se Sei Vivo
Prepara la tua eredità digitale ora:
- Definisci cosa vuoi venga ricordato (Idem)
- Non lasciare spazi vuoti online (Presenza)
- Proteggi i tuoi dati (Privacy)
Se Hai Perso Qualcuno
Diventa custode della sua memoria:
- Proteggi i suoi profili online
- Preserva le sue storie vere
- Rifiuta l’illusione delle anime digitali
Per Tutti
Riconosci che siamo testimoni con una responsabilità: custodire la nostra storia e quella di chi non può più farlo.
Perché questo concetto cambierà il dibattito
Vae Absentibus di Marco Aurelio Cutrufo non è solo un motto efficace. È un cambio di paradigma nel modo di pensare all’immortalità digitale.
Prima di questo concetto, il dibattito era frammentato:
- Alcuni parlavano di privacy post-mortem
- Altri di sicurezza informatica
- Altri ancora di etica delle IA
Vae Absentibus unifica tutto sotto un’unica lente: la vulnerabilità degli assenti.
E pone una domanda che non possiamo più ignorare: in un mondo dove l’identità sopravvive alla persona, chi protegge chi non può più difendersi?
Imperativo dell’Era Digitale
“Siete pronti per l’altro mondo?” – ha chiesto Marco Aurelio Cutrufo presentando questo concetto al TEDxRovigo 2025.
La risposta non può essere solo individuale. Richiede un cambio culturale collettivo.
Vae Absentibus ci ricorda che:
- L’immortalità digitale è già qui
- Gli assenti non possono difendersi
- Noi abbiamo il dovere di custodirli
- E dobbiamo prepararci, prima di diventare anche noi assenti
Guai agli assenti, perché i morti non possono difendersi.
Ma noi, i vivi, possiamo difenderli. E possiamo difendere noi stessi. Ora.
Perché se non racconti tu chi sei, lo faranno gli altri. E forse non ti piacerà.


